Nuovi input alla filiera “Carni Monti Lucani”

Nuovi input alla filiera “Carni Monti Lucani”

La filiera – sottolinea Agrinsieme – sarà un vero e proprio network

 

Sulle tavole dei lucani per le feste di Natale non mancherà l’agnello. Agrinsieme Basilicata (Cia, Confagricoltura, Cooperative Italiane, Copagri) per l’occasione rilancia la filiera “Carni Monti Lucani”, con 3 milioni di euro di investimenti, che attraverso la costituzione di una Organizzazione Professionale unica coinvolge 12 imprese agricole e rispettivamente una di trasformazione, commercializzazione, di Gdo, di formazione, per una produzione di 17.885 quintali di bestiame. Tenuto conto che la componente zootecnica rappresenta un asset di primaria importanza, il patrimonio ovicaprino regionale, secondo di dati del censimento ISTAT del 2010, ammonta a 321.809 capi con una netta prevalenza degli ovini (263.007 capi) rispetto ai caprini (58.802 capi).

La filiera – sottolinea Agrinsieme – sarà un vero e proprio network dove i temi e le problematiche che riguardano il settore sono condivise e discusse, con il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati. La condivisione e la realizzazione di azioni comuni contribuiscono a creare una cultura di filiera che aumenta le consapevolezza di “fare sistema”. Il perno della filiera è l’impresa agricola, che non solo produce gran parte delle materie prime per la trasformazione, ma si pone allo stesso tempo come primo venditore della carne all’interno della filiera stessa, determinando così anche il momento della vendita e di disponibilità di merce sul mercato.

Attualmente le transazioni commerciali tra i diversi anelli della filiera avvengono in genere con l’ausilio di mediatori professionali, che contribuiscono a creare con il loro lavoro quelle masse critiche di prodotto che l’offerta non riesce a generare da se, oltre a costituire fonte di informazioni privilegiata per la maggior parte degli operatori agricoli e industriali. Questo ruolo sarà messo in discussione nel momento in cui la filiera comincerà a dare i propri frutti e, anche attraverso una costituenda O.P., si procederà a fare massa critica per lotti omogenei e organizzati.

L’areale ideale del progetto – evidenzia ancora Agrinsieme – è quello compreso fra l’area la montagna grande di Muro Lucano nel nord della regione per spingersi l’ungo la dorsale appenninica sino al Sirino (Moliterno). Le problematiche alle quali si intende dare soluzione sono diverse, tuttavia vi è un filo logico che tiene insieme gli aspetti principali legati ad innovazione, aggregazione, mercato, ambiente.

L’aggregazione è un elemento fondamentale per rispondere alla della globalizzazione. Solo aggregando l’offerta su basi comuni (qualità e tracciabilità) si può pensare di rimanere sul mercato in un logica di filiera locale e meridionale del prodotto carne tracciato, locale, tradizionale.

Il mercato è uno dei fattori che più di altri hanno stravolto il settore negli ultimi anni. L’arrivo massiccio di bestiame macellato in Italia al pari di carcasse macellate all’estero hanno fortemente depresso la nostra zootecnia, in tal senso la via di uscita è quella di un approccio globale al mercato puntando in particolare su quelli che sono i nostri punti di maggiore prestigio: razze autoctone, tracciabilità, territorio, ambiente. Inoltre il tema ambientale, in aree come le nostre, l’allevamento allo stato brado è un elemento di presidio territoriale.

Obiettivo del progetto è quello di innalzare il livello di competitività della filiera, perseguibile con una decisa politica di valorizzazione del prodotto.

Questa politica integra diverse azioni integrate tra loro:

 diffusione di metodi di allevamento e di alimentazione atti a migliorare la qualità dei prodotti, con riguardo alla sanità dell’allevamento, ai controlli sanitari e al benessere animale;

 adeguamento delle caratteristiche qualitative e igienico sanitarie della materia prima e dei prodotti trasformati sulla base delle richieste del mercato;

 promozione di questi prodotti sul mercato, con l’individuazione di sbocchi commerciali sui mercati interni ed esteri, con un continuo monitoraggio delle fluttuazioni dei prezzi;

 lavoro di analisi del valore e dei costi lungo tutta la filiera, quali elementi economici di base necessari per l’elaborazione dei contratti fra i vari attori della filiera. Sulle tavole dei lucani per le feste di Natale non mancherà l’agnello. Agrinsieme Basilicata (Cia, Confagricoltura, Cooperative Italiane, Copagri) per l’occasione rilancia la filiera “Carni Monti Lucani”, con 3 milioni di euro di investimenti, che attraverso la costituzione di una Organizzazione Professionale unica coinvolge 12 imprese agricole e rispettivamente una di trasformazione, commercializzazione, di Gdo, di formazione, per una produzione di 17.885 quintali di bestiame. Tenuto conto che la componente zootecnica rappresenta un asset di primaria importanza, il patrimonio ovicaprino regionale, secondo di dati del censimento ISTAT del 2010, ammonta a 321.809 capi con una netta prevalenza degli ovini (263.007 capi) rispetto ai caprini (58.802 capi).

La filiera – sottolinea Agrinsieme – sarà un vero e proprio network dove i temi e le problematiche che riguardano il settore sono condivise e discusse, con il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati. La condivisione e la realizzazione di azioni comuni contribuiscono a creare una cultura di filiera che aumenta le consapevolezza di “fare sistema”. Il perno della filiera è l’impresa agricola, che non solo produce gran parte delle materie prime per la trasformazione, ma si pone allo stesso tempo come primo venditore della carne all’interno della filiera stessa, determinando così anche il momento della vendita e di disponibilità di merce sul mercato.

Attualmente le transazioni commerciali tra i diversi anelli della filiera avvengono in genere con l’ausilio di mediatori professionali, che contribuiscono a creare con il loro lavoro quelle masse critiche di prodotto che l’offerta non riesce a generare da se, oltre a costituire fonte di informazioni privilegiata per la maggior parte degli operatori agricoli e industriali. Questo ruolo sarà messo in discussione nel momento in cui la filiera comincerà a dare i propri frutti e, anche attraverso una costituenda O.P., si procederà a fare massa critica per lotti omogenei e organizzati.

L’areale ideale del progetto – evidenzia ancora Agrinsieme – è quello compreso fra l’area la montagna grande di Muro Lucano nel nord della regione per spingersi l’ungo la dorsale appenninica sino al Sirino (Moliterno). Le problematiche alle quali si intende dare soluzione sono diverse, tuttavia vi è un filo logico che tiene insieme gli aspetti principali legati ad innovazione, aggregazione, mercato, ambiente.

L’aggregazione è un elemento fondamentale per rispondere alla della globalizzazione. Solo aggregando l’offerta su basi comuni (qualità e tracciabilità) si può pensare di rimanere sul mercato in un logica di filiera locale e meridionale del prodotto carne tracciato, locale, tradizionale.

Il mercato è uno dei fattori che più di altri hanno stravolto il settore negli ultimi anni. L’arrivo massiccio di bestiame macellato in Italia al pari di carcasse macellate all’estero hanno fortemente depresso la nostra zootecnia, in tal senso la via di uscita è quella di un approccio globale al mercato puntando in particolare su quelli che sono i nostri punti di maggiore prestigio: razze autoctone, tracciabilità, territorio, ambiente. Inoltre il tema ambientale, in aree come le nostre, l’allevamento allo stato brado è un elemento di presidio territoriale.

Obiettivo del progetto è quello di innalzare il livello di competitività della filiera, perseguibile con una decisa politica di valorizzazione del prodotto.

Questa politica integra diverse azioni integrate tra loro:

 diffusione di metodi di allevamento e di alimentazione atti a migliorare la qualità dei prodotti, con riguardo alla sanità dell’allevamento, ai controlli sanitari e al benessere animale;

 adeguamento delle caratteristiche qualitative e igienico sanitarie della materia prima e dei prodotti trasformati sulla base delle richieste del mercato;

 promozione di questi prodotti sul mercato, con l’individuazione di sbocchi commerciali sui mercati interni ed esteri, con un continuo monitoraggio delle fluttuazioni dei prezzi;

 lavoro di analisi del valore e dei costi lungo tutta la filiera, quali elementi economici di base necessari per l’elaborazione dei contratti fra i vari attori della filiera. , con 3 milioni di euro di investimenti, che attraverso la costituzione di una Organizzazione Professionale unica coinvolge 12 imprese agricole e rispettivamente una di trasformazione, commercializzazione, di Gdo, di formazione, per una produzione di 17.885 quintali di bestiame. Tenuto conto che la componente zootecnica rappresenta un asset di primaria importanza, il patrimonio ovicaprino regionale, secondo di dati del censimento ISTAT del 2010, ammonta a 321.809 capi con una netta prevalenza degli ovini (263.007 capi) rispetto ai caprini (58.802 capi).

La filiera – sottolinea Agrinsieme – sarà un vero e proprio network dove i temi e le problematiche che riguardano il settore sono condivise e discusse, con il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati. La condivisione e la realizzazione di azioni comuni contribuiscono a creare una cultura di filiera che aumenta le consapevolezza di “fare sistema”. Il perno della filiera è l’impresa agricola, che non solo produce gran parte delle materie prime per la trasformazione, ma si pone allo stesso tempo come primo venditore della carne all’interno della filiera stessa, determinando così anche il momento della vendita e di disponibilità di merce sul mercato.

Attualmente le transazioni commerciali tra i diversi anelli della filiera avvengono in genere con l’ausilio di mediatori professionali, che contribuiscono a creare con il loro lavoro quelle masse critiche di prodotto che l’offerta non riesce a generare da se, oltre a costituire fonte di informazioni privilegiata per la maggior parte degli operatori agricoli e industriali. Questo ruolo sarà messo in discussione nel momento in cui la filiera comincerà a dare i propri frutti e, anche attraverso una costituenda O.P., si procederà a fare massa critica per lotti omogenei e organizzati.

L’areale ideale del progetto – evidenzia ancora Agrinsieme – è quello compreso fra l’area la montagna grande di Muro Lucano nel nord della regione per spingersi l’ungo la dorsale appenninica sino al Sirino (Moliterno). Le problematiche alle quali si intende dare soluzione sono diverse, tuttavia vi è un filo logico che tiene insieme gli aspetti principali legati ad innovazione, aggregazione, mercato, ambiente.

L’aggregazione è un elemento fondamentale per rispondere alla della globalizzazione. Solo aggregando l’offerta su basi comuni (qualità e tracciabilità) si può pensare di rimanere sul mercato in un logica di filiera locale e meridionale del prodotto carne tracciato, locale, tradizionale.

Il mercato è uno dei fattori che più di altri hanno stravolto il settore negli ultimi anni. L’arrivo massiccio di bestiame macellato in Italia al pari di carcasse macellate all’estero hanno fortemente depresso la nostra zootecnia, in tal senso la via di uscita è quella di un approccio globale al mercato puntando in particolare su quelli che sono i nostri punti di maggiore prestigio: razze autoctone, tracciabilità, territorio, ambiente. Inoltre il tema ambientale, in aree come le nostre, l’allevamento allo stato brado è un elemento di presidio territoriale.

Obiettivo del progetto è quello di innalzare il livello di competitività della filiera, perseguibile con una decisa politica di valorizzazione del prodotto.

Questa politica integra diverse azioni integrate tra loro:

 diffusione di metodi di allevamento e di alimentazione atti a migliorare la qualità dei prodotti, con riguardo alla sanità dell’allevamento, ai controlli sanitari e al benessere animale;

 adeguamento delle caratteristiche qualitative e igienico sanitarie della materia prima e dei prodotti trasformati sulla base delle richieste del mercato;

 promozione di questi prodotti sul mercato, con l’individuazione di sbocchi commerciali sui mercati interni ed esteri, con un continuo monitoraggio delle fluttuazioni dei prezzi;

 lavoro di analisi del valore e dei costi lungo tutta la filiera, quali elementi economici di base necessari per l’elaborazione dei contratti fra i vari attori della filiera.